Articolo 820 Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Termini per la decisione

Dispositivo

Le parti possono, con la convenzione di arbitrato o con accordo anteriore all'accettazione degli arbitri, fissare un termine per la pronuncia del lodo.

Se non è stato fissato un termine per la pronuncia del lodo, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di duecentoquaranta giorni dall'accettazione della nomina.

In ogni caso il termine può essere prorogato:

Se le parti non hanno disposto diversamente, il termine è prorogato di centottanta giorni nei casi seguenti e per non più di una volta nell'ambito di ciascuno di essi:

Note

(1) La norma in esame attribuisce alle parti la facoltà di concordare un termine entro cui il collegio arbitrale deve necessariamente pronunciarsi. Nel caso in cui le parti abbiano omesso di fissare tale termine è la norma stessa che dispone il termine legale per la pronuncia del lodo pari a 180 giorni dall'accettazione della nomina. Si precisa che tale termine può essere anche oggetto di proroga richiesta da tutte le parti o tramite ordinanza del Presidente del Tribunale previa richiesta motivata di una delle parti o degli arbitri. La proroga può essere richiesta solamente una volta.

(2) Gli arbitri devono decidere secondo diritto, fatta eccezione per il caso in cui siano le parti stesse a chiedere agli arbitri di pronunciarsi secondo equità. La decisione viene assunta a maggioranza dei voti con la partecipazione di tutti gli arbitri, deve essere redatta per iscritto e sottoscritta dagli arbitri con l'indicazione della data delle sottoscrizioni. Il lodo dovrà essere poi comunicato a ciascuna parte mediante consegna dell'originale o di una copia conforme all'originale e produce gli stessi effetti della sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria a partire dalla data dell'ultima sottoscrizione.

(3) Si precisa che il termine per la pronuncia del lodo non è soggetto alla sospensione feriale ai sensi della l. 742/1969 poiché tale istituto è tipico della giurisdizione, mentre l'arbitrato costituisce espressione di un'autonomia negoziale rinvenendo il proprio fondamento nel potere delle parti di disporre dei diritti soggettivi rinunciando alla giurisdizione ed all'azione giudiziaria.

Massime giurisprudenziali (10)

1Cass. civ. n. 22994/2018

In tema di arbitrato libero, la proroga del termine fissato per la pronuncia del lodo può essere concordata sia dai difensori muniti di procura speciale, comprensiva della facoltà di transigere e dei più ampi poteri, che necessariamente includono anche la possibilità di concedere un termine per l'emissione del lodo, sia dai difensori privi di procura speciale, purché le parti non abbiano negato il proprio consenso alla proroga medesima, e l'accertamento dell'intervenuto accordo, risolvendosi nella ricostruzione della volontà delle parti, è rimesso all'apprezzamento del giudice del merito, che, se congruamente e correttamente motivato, è insindacabile in sede di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non censurabile la sentenza della corte di appello che, sulla base di una richiesta di rinvio ai fini dell'escussione dei testi fatta dall'avvocato della società ricorrente, aveva ritenuto implicitamente raggiunto tra le parti, che non avevano manifestato alcun dissenso al riguardo, un accordo per la proroga del termine per la pronuncia del lodo).(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 22994 del 26 settembre 2018)

2Cass. civ. n. 18607/2014

In tema di arbitrato, la proroga del termine per la pronuncia del lodo arbitrale, a norma dell'art. 820, secondo comma, cod. proc. civ. - nel testo vigente anteriormente alla modifica apportata dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 - non può essere ravvisata implicitamente nella concessione, ad opera degli arbitri, di un termine per memorie istruttorie su richiesta di una delle parti, ma postula l'effettiva ammissione di mezzi di prova, consentendosi altrimenti una proroga tacita del termine per la decisione senza il consenso di entrambi i contendenti, con inammissibile alterazione del contraddittorio.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18607 del 3 settembre 2014)

3Cass. civ. n. 24562/2011

In tema di arbitrato irrituale, la scadenza del termine per l'adozione del lodo, prevista al fine di evitare che le parti siano indefinitamente vincolate alla conclusione extragiudiziale della controversia, è essenziale ed estingue il mandato conferito agli arbitri, ma, per il carattere negoziale del rapporto, è possibile che le parti intendano concedere una proroga ed attribuiscano al suddetto termine un valore meramente orientativo, quale una raccomandazione agli arbitri di procedere con la sollecitudine richiesta dalla natura della lite. Ne consegue che la proroga del suddetto termine può essere concordata sia dai difensori muniti di procura speciale, comprensiva della facoltà di transigere e dei più ampi poteri, che necessariamente includono anche la possibilità di concedere un differimento del termine per l'emissione del lodo, che dai difensori privi di mandato speciale, ma in tal caso è necessario che le parti non abbiano negato il proprio consenso alla proroga medesima. Il relativo accertamento, risolvendosi nella ricostruzione della volontà delle parti, è rimesso all'apprezzamento del giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente e correttamente motivato.(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 24562 del 22 novembre 2011)

4Cass. civ. n. 4823/2009

In tema di arbitrato, la decorrenza del termine fissato dalle parti o dalla legge per la pronuncia del lodo è interrotto, ai sensi dell'art. 820, secondo comma, cod. proc. civ. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 40 del 2006), dal momento in cui si determina la necessità della sostituzione degli arbitri e non da quando interviene il nuovo provvedimento di nomina, che, al contrario, costituisce il nuovo "dies a quo" per il decorso del termine predetto.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4823 del 27 febbraio 2009)

5Cass. civ. n. 24866/2008

In tema di arbitrato, la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, prevista dall'art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, non è applicabile al termine per la pronuncia del lodo previsto dall'art. 820 cod. proc. civ. (centottanta giorni, secondo il primo comma della norma nella versione anteriore alla modifica di cui al d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, applicabile nella specie "ratione temporis"), essendo detta sospensione, quale istituto tipico della giurisdizione, condizionata dalla sussistenza di un requisito soggettivo, consistente nella celebrazione di un processo da parte di un giudice, ordinario od amministrativo, mentre l'arbitrato, sia rituale che irrituale, costituisce espressione di autonomia negoziale e rinviene il suo fondamento nel potere delle parti di disporre dei diritti soggettivi rinunciando alla giurisdizione ed all'azione giudiziaria.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24866 del 8 ottobre 2008)

6Cass. civ. n. 6069/2004

Ai sensi dell'art. 820, quarto comma, c.p.c., il consenso alla proroga del termine per la decisione da parte degli arbitri, risultante da atto scritto, deve essere espresso personalmente dalle parti o dai loro difensori muniti di procura speciale.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6069 del 26 marzo 2004)

7Cass. civ. n. 10910/2003

Qualora il lodo arbitrale non venga pronunciato nel termine di cui all'art. 820 c.p.c., incombe sulla parte interessata l'onere di notificare agli arbitri, dopo la scadenza del termine e prima della pronuncia del lodo, la propria intenzione di far valere la decadenza di cui al citato art. 820, fermo, comunque, il principio di carattere generale, che la parte può sempre attribuire tale facoltà ad un proprio rappresentante, quale il difensore, purché conferisca allo stesso procura speciale.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10910 del 11 luglio 2003)

8Cass. civ. n. 4992/2000

Gli arbitri ai quali le parti hanno assegnato un primo termine per statuire su alcuni capi della domanda, ed un secondo termine per definire la controversia, non possono prorogare quest'ultimo invocando l'art. 820, secondo comma, c.p.c. perché tale norma presuppone che entro l'unico termine stabilito dalle parti il mandato sia stato adempiuto almeno in parte.(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4992 del 18 aprile 2000)

9Cass. civ. n. 8243/1995

Nell'arbitrato libero, il contenuto dell'obbligo contratto dagli arbitri, secondo le regole del mandato, è quello di emettere il responso a loro affidato entro un dato termine, non potendo ammettersi che le parti siano vincolate alla definizione extragiudiziale della controversia (ed alla conseguente improponibilità della domanda giudiziale) per un tempo indefinito. Ne consegue che, ai sensi dell'art. 1722, n. 1 c.c., applicabile sia nei casi in cui il mandato abbia per oggetto il compimento di un atto negoziale (come il mandato a transigere) sia in quelli in cui il mandato abbia per oggetto il compimento di un atto giuridico in senso stretto (come la formulazione di un giudizio), il mandato conferito agli arbitri si estingue con la scadenza del termine prefissato dalle parti o determinato, in mancanza, dal giudice, ai sensi dell'art. 1183 c.c., su istanza della parte che vi ha interesse.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8243 del 28 luglio 1995)

10Cass. civ. n. 574/1985

Nell'arbitrato irrituale gli arbitri, quali mandatari, esercitano un potere caratterizzato dalla sua derivazione dalla volontà delle parti anche nel momento della pronuncia conclusiva, la quale risolve la controversia in via negoziale, vincolando le parti alla stessa stregua di un loro atto di autonomia privata. Tali caratteri dell'istituto si riverberano sia sul ruolo dei difensori, che è quello di meri consulenti delle parti, essendo essi privi di quell'autonomia che è propria del loro ministero nell'ambito di un processo, sia sulla natura e sulla funzione del termine, ove prefissato, per la pronuncia del lodo, il quale si atteggia come «conformativo» del potere degli arbitri e alla cui osservanza è subordinata non la sola regolarità della prestazione, ma la riferibilità della loro determinazione alla volontà dei compromittenti. Ne consegue che la proroga del termine concordata dai difensori non muniti di mandato speciale non è vincolante per la parte che abbia negato il proprio consenso alla proroga medesima. In tema di arbitrato irrituale qualora le parti abbiano rimesso a terzi la risoluzione di una controversia avente ad oggetto diritti reali immobiliari, il patto di proroga del termine per la pronuncia del lodo richiede la forma scritta ad substantiam, in applicazione del principio secondo cui il mandato (o la modifica dei termini di un mandato) a concludere un negozio per il quale sia richiesta la forma scritta ad substantiam, deve essere rilasciato per iscritto a pena di nullità. In mancanza di detta forma scritta l'esistenza del patto di proroga non può essere desunta da elementi presuntivi, come il comportamento delle parti.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 574 del 30 gennaio 1985)