Articolo 32 Codice di Procedura Penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 447)

Risoluzione del conflitto

Dispositivo

1. I conflitti sono decisi dalla corte di cassazione con sentenza in camera di consiglio [611] c.p.p.] secondo le forme previste dall'articolo [127]. La corte assume le informazioni e acquisisce gli atti e i documenti che ritiene necessari.

2. L'estratto della sentenza è immediatamente comunicato ai giudici in conflitto [28]-[31] c.p.p.] e al pubblico ministero presso i medesimi giudici ed è notificato alle parti private.

3. Si applicano le disposizioni degli articoli [25], [26] e [27], ma il termine previsto da quest'ultimo articolo decorre dalla comunicazione effettuata a norma del comma 2 (1).

Note

(1) Per svolgere il compito cui è chiamata ad adempiere, la Corte di Cassazione ha facoltà di prendere visione degli atti del procedimento di merito.

Massime giurisprudenziali (7)

1Cass. pen. n. 1288/2024

In caso di conflitto di competenza, il richiamo all'art. 27 cod. proc. pen. contenuto nell'art. 32, comma 3, cod. proc. pen. deve intendersi come riferito esclusivamente alle sorti della misura cautelare, adottata dal giudice ritenuto incompetente, all'esito della decisione sul conflitto. (Vedi: Sez. U, n. 14 del 1994, Rv. 198217-01; Sez. U, n. 1 del 1996, Rv. 204164-01).(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1288 del 28 novembre 2024)

2Cass. pen. n. 18621/2017

In sede di risoluzione del conflitto di giurisdizione, la Corte di cassazione, accertata la sussistenza della "medesimezza" del fatto sulla base della piena conoscenza degli atti e delle vicende processuali pendenti innanzi ai giudici in conflitto, è chiamata anche a valutare, discrezionalmente e in piena autonomia, se la qualificazione giuridica del fatto storico (nelle sue componenti di condotta, evento e nesso causale) attribuita dall'uno o dall'altro giudice sia corretta, procedendo - in caso contrario - a delineare essa stessa l'esatta definizione da attribuirgli, con la conseguente designazione dell'organo giudiziario chiamato a giudicare sullo stesso. (Nella fattispecie, la S.C. ha riconosciuto la medesimezza del fatto commesso dall'imputato per il quale era stato condannato in primo grado, rispettivamente, dal giudice ordinario per il reato di cui agli artt. 266 e 336 cod. pen., e dal giudice militare per il reato di cui all'art. 146 cod. pen. mil. pace, risolvendo il conflitto insorto a favore del giudice ordinario in base al disposto dell'art. 13, comma secondo, cod. proc. pen., in ragione della oggettiva maggiore gravità dell'ulteriore reato di cui all'art. 266 cod. pen. contestato dal giudice ordinario, ritenuto astrattamente configurabile nella condotta tenuta dall'imputato).(Cassazione penale,Sez. Unite, sentenza n. 18621 del 14 aprile 2017)

3Cass. pen. n. 18621/2016

La pronuncia risolutiva del conflitto di giurisdizione (e di competenza) è decisione incidentale dotata di effetti preclusivi (quanto alla giurisdizione e alla competenza) circoscritti al "thema decidendum" del conflitto, senza estendersi alla valutazione anche solo prognostica della fondatezza o meno delle imputazioni, il cui apprezzamento è riservato al giudice della cognizione di merito designato, che rimane libero di apprezzare il fatto e di mutarne anche la qualificazione giuridica ipotizzata dalla Corte regolatrice, con il solo limite di non poter qualificare il fatto "rebus sic stantibus" come appartenente alla competenza di altro giudice.(Cassazione penale,Sez. Unite, sentenza n. 18621 del 23 giugno 2016)

4Cass. pen. n. 44600/2015

È impugnabile per abnormità anche la decisione di incompetenza allorché essa si ponga al di fuori del sistema processuale e non consenta, per carenza del necessario presupposto (insorgenza di un conflitto tra giudici a norma dell'art. 28 cod. proc. pen.), l'accesso alla procedura prevista dagli artt. 30 e seguenti stesso codice. (Fattispecie relativa a declaratoria di incompetenza per materia del giudice di pace, per il quale le lesioni contestate andavano ricondotte nel più grave reato di maltrattamenti ex art. 572 cod. pen., peraltro già archiviato dal G.i.p.. In applicazione del principio, la S.C. ha escluso l'abnormità, osservando che il giudice competente a decidere del reato di maltrattamenti, dopo l'esercizio dell'azione penale conseguente alla trasmissione degli atti disposta con la sentenza di incompetenza, ben avrebbe potuto sollevare il conflitto, ove non avesse condiviso la tesi del giudice di pace).(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 44600 del 4 novembre 2015)

5Cass. pen. n. 27741/2001

In tema di procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta a indagini, di imputato, di persona offesa o danneggiata, la competenza si radica secondo i criteri di cui all'art. 11 c.p.p., e, in ragione del principio dellaperpetuatio competentiae, non ha rilievo la circostanza che il procedimento relativo al magistrato, la cui pendenza aveva determinato lo spostamento della competenza, venga successivamente archiviato.(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 27741 del 10 luglio 2001)

6Cass. pen. n. 666/1999

Ai fini della determinazione della competenza, la Corte di cassazione non è vincolata dal normale limite istituzionale del divieto di valutazione del merito, ma ha anzi il potere-dovere di esaminare anche sotto tale profilo le risultanze processuali. (Fattispecie nella quale la S.C. ha ribadito il principio secondo il quale, allorché la risoluzione di un conflitto dipenda dalla determinazione del titolo di reato o dalla sussistenza di una circostanza aggravante e non possa escludersi, allo stato degli atti, la più grave delle ipotesi prospettabili, il conflitto va risolto ritenendo la competenza del giudice superiore).(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 666 del 29 aprile 1999)

7Cass. pen. n. 4960/1995

Presupposto del procedimento incidentale di risoluzione di un conflitto di competenza è l'esistenza di due formali provvedimenti con cui due giudici prendano, o ricusino di prendere, contemporaneamente, cognizione di un medesimo fatto costituente reato ascritto ad una medesima persona. (Nella fattispecie, la Corte ha dichiarato insussistente il conflitto sollevato davanti alla corte di assise poiché mancava il provvedimento declinatorio della competenza da parte del giudice dell'udienza preliminare il quale aveva definito con sentenza il processo di primo grado condannando il ricorrente per l'imputazione che il ricorrente medesimo assumeva identica a quella contestata nel processo d'assise. Ha ritenuto la Suprema Corte che, non essendo l'indicazione della competenza reciproca, l'ipotesi del conflitto non poteva dirsi attuale e contemporanea, con la conseguente declaratoria d'insussistenza del conflitto stesso).(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4960 del 9 novembre 1995)