Articolo 720 Codice di Procedura Civile
(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)
Norme applicabili ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno
Dispositivo
[Ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno (1) si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 712, 713, 716, 719 e 720 (2) (3) (4).
Contro il decreto del giudice tutelare è ammesso reclamo alla corte d'appello a norma dell'articolo 739.
Contro il decreto della corte d'appello pronunciato ai sensi del secondo comma può essere proposto ricorso per cassazione.]
Note
(1) La domanda per ottenere la nomina dell'amministratore di sostegno assume la forma del ricorso al giudice tutelare del luogo in cui la persona ha la propria residenza o il proprio domicilio ed è proposta dal soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato, dal genitore, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dal pubblico ministero, dai responsabili dei servizi sanitari e sociali. Il ricorso deve contenere le generalità del beneficiario, la sua dimora abituale, le ragioni a sostegno della domanda e il nominativo e il domicilio, se conosciuti dal ricorrente, del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario.
(2) Una volta depositato il ricorso, il giudice tutelare procede ad ascoltare personalmente il beneficiario ed i soggetti legittimati al ricorso, assume le informazioni necessarie e ad esperire i mezzi istruttori per verificare le condizioni del beneficiario, disponendo gli accertamenti medici che ritiene opportuni. Di norma, il giudice tutelare si pronuncia entro 60 giorni dalla richiesta nominando l'amministratore con decreto immediatamente esecutivo. Infine, nello scegliere la persona da nominare il giudice tutelare deve preferire i soggetti di cui all'art. 408 del c.c..
(3) Il decreto con cui viene nominato l'amministratore di sostegno deve contenere le generalità della persona beneficiaria e dell'amministratore di sostegno, la durata dell'incarico, l'oggetto dell'incarico e degli atti che l'amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario, gli atti che invece il beneficiario può compiere senza l'intervento dell'amministratore di sostegno, i limiti alle spese che possono essere sostenute ed, infine, la periodicità con cui l'amministratore di sostegno deve relazionare il giudice sull'attività svolta e sulle condizioni della vita personale e sociale del beneficiario.
(4) Si precisa che l'amministratore di sostegno può essere sia assistente che rappresentante del beneficiario, con la conseguenza che l'incapacità di compiere determinati atti è solo un'ipotesi eccezionale, mentre la capacità di agire è la regola. Infatti, a differenza degli altri istituti precedentemente analizzati, con la nomina dell'amministratore di sostegno la capacità d'agire non viene in nessun caso limitata del tutto, ma solamente ristretta entro determinati limiti indicati nello stesso decreto di nomina. Pertanto, la funzione dell'amministratore di sostegno è quella di affiancare e non di sostituire il beneficiario nello svolgimento delle sue attività inerenti la sua vita personale e sociale.
Massime giurisprudenziali (11)
1Cass. civ. n. 12998/2019
La procedura di nomina dell'amministratore di sostegno presuppone una condizione attuale d'incapacità, il che esclude la legittimazione a richiedere l'amministrazione di sostegno della persona che si trovi nella piena capacità psico-fisica, ma non esige che la stessa versi in uno stato d'incapacità d'intendere o di volere, essendo sufficiente che sia priva, in tutto o in parte, di autonomia per una qualsiasi "infermità" o "menomazione fisica", anche parziale o temporanea e non necessariamente mentale, che la ponga nell'impossibilità di provvedere ai propri interessi; in tale ipotesi, il giudice è tenuto, in ogni caso, a nominare un amministratore di sostegno, poiché la discrezionalità attribuitagli dall'art. 404 c.c. ha ad oggetto solo la scelta della misura più idonea (amministrazione di sostegno, inabilitazione, interdizione) e non anche la possibilità di non adottare alcuna misura, che comporterebbe la privazione, per il soggetto incapace, di ogni forma di protezione dei suoi interessi, ivi compresa quella meno invasiva. (Nella fattispecie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva rigettato la richiesta di nomina dell'amministratore di sostegno perché l'interessato, affetto da una gravissima patologia comportante "shock" emorragici con rapida perdita della coscienza e compromissione delle funzioni vitali, nonché difficolta` nell'eloquio tali da consentirgli di esprimersi esclusivamente mediante computer, era tuttavia capace di intendere e di volere).(Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 12998 del 15 maggio 2019)
2Cass. civ. n. 6518/2019
Nel caso in cui l'incarico di amministratore di sostegno sia conferito ad un avvocato, il giudice tutelare può autorizzarlo a stare in giudizio personalmente ex art. 86 c.p.c., senza necessità che egli debba rilasciare procura alle liti ad altro difensore. Infatti, la rappresentanza sostanziale conferita all'amministratore di sostegno con il decreto del giudice tutelare gli attribuisce, ex art. 75, comma 2 c.p.c., anche il relativo potere processuale, in quanto funzionale alla tutela delle situazioni sostanziali per le quali gli è stato attribuito il potere rappresentativo.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6518 del 6 marzo 2019)
3Cass. civ. n. 32071/2018
I provvedimenti di designazione, sostituzione e revoca della persona chiamata a svolgere le funzioni di amministratore di sostegno hanno natura ordinatoria ed amministrativa e la competenza a decidere sul reclamo spetta al tribunale in funzione collegiale ai sensi dell'art. 739 c.p.c., essendo irrilevante che la designazione sia avvenuta contestualmente all'apertura dell'amministrazione di sostegno. Peraltro, è ammissibile il regolamento di competenza d'ufficio anche in sede di gravame, in quanto la proposizione dell'impugnazione davanti al giudice diverso da quello indicato dalla legge è idonea alla instaurazione di un valido rapporto processuale suscettibile di proseguire davanti al giudice competente per effetto della "translatio judicii".(Cassazione civile, Sez. VI-1, sentenza n. 32071 del 12 dicembre 2018)
4Cass. civ. n. 23772/2017
In tema di amministrazione di sostegno, la competenza territoriale si radica con riferimento alla dimora abituale del beneficiario e non alla sua residenza, in considerazione della necessità che egli interloquisca con il giudice tutelare, il quale deve tener conto, nella maniera più efficace e diretta, dei suoi bisogni e richieste, anche successivamente alla nomina dell'amministratore; né opera, in tal caso, il principio della "perpetuatio iurisdictionis", trattandosi di giurisdizione volontaria non contenziosa, onde rileva la competenza del giudice nel momento in cui debbono essere adottati determinati provvedimenti sulla base di una serie di sopravvenienze.(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 23772 del 11 ottobre 2017)
5Cass. civ. n. 14158/2017
Nei procedimenti in tema di amministrazione di sostegno, avverso il decreto con cui il giudice tutelare si sia pronunciato sulla domanda proposta dall’amministratore di sostegno di autorizzazione ad esprimere, in nome e per conto dell’amministrato, il consenso o il rifiuto alla sottoposizione a terapie mediche, è sempre ammesso il reclamo alla corte d’appello, ai sensi dell’art. 720-bis, comma 2, c.p.c., trattandosi di provvedimento definitivo avente natura decisoria su diritti soggettivi personalissimi (Principio enunciato dalla S.C. ex art. 360, comma 3, c.p.c.).(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14158 del 7 giugno 2017)
6Cass. civ. n. 1093/2017
In tema di procedimento per la nomina di amministratore di sostegno, la mancata partecipazione del P.M. ad entrambi i gradi di merito comporta la cassazione del decreto della corte di appello e la remissione del giudizio dinanzi al giudice di primo grado, atteso che in tale procedimento l’intervento del P.M., il quale è titolare anche del relativo potere di azione ai sensi del combinato disposto degli artt. 406, comma 1, e 417 c.c., rientra nell’ipotesi di cui all’art. 70, comma 1, n. 1 c.p.c., che è norma attinente alla disciplina del contraddittorio e, pertanto, dà luogo ad un litisconsorzio necessario.(Cassazione civile,Sez. Unite, sentenza n. 1093 del 18 gennaio 2017)
7Cass. civ. n. 14190/2013
Nella procedura per la istituzione di un'amministrazione di sostegno, che consiste in un procedimento unilaterale, non esistono parti necessarie al di fuori del beneficiario dell'amministrazione; non è, pertanto, configurabile una ipotesi di litisconsorzio necessario tra i soggetti partecipanti al giudizio innanzi al tribunale, anche perché l'art. 713 c.p.c., cui rinvia l'art. 720 bis dello stesso codice, espressamente limita la partecipazione necessaria al procedimento al ricorrente, al beneficiario e alle altre persone, tra quelle indicate in ricorso le cui informazioni il giudice ritenga utili ai fini dei provvedimenti da adottare.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14190 del 5 giugno 2013)
8Cass. civ. n. 18634/2012
L'art. 720 bis, secondo comma, c.p.c., nel disciplinare il procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno, prevede espressamente che il reclamo contro il decreto, con cui il giudice tutelare si pronuncia in ordine alla relativa istanza, sia proposto non dinnanzi al tribunale, bensì alla corte d'appello, disposizione che, pertanto, prevale, avendo carattere speciale, su quella generale risultante dagli artt. 739 c.p.c. e 45 disp. att. c.c.(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 18634 del 29 ottobre 2012)
9Cass. civ. n. 13747/2011
È inammissibile il ricorso per cassazione avverso i provvedimenti emessi in sede di reclamo in tema di designazione o nomina di un amministratore di sostegno, trattandosi di un provvedimenti distinti, logicamente e tecnicamente, da quelli che dispongono l'amministrazione e che vengono emanati in applicazione dell'art. 384 c.c. (richiamato dal successivo art. 411, primo comma, c.c.), dovendo invero limitarsi la facoltà di ricorso, concessa dall'art. 720 bis, ultimo comma, c.p.c., ai decreti di carattere decisorio, quali quelli che dispongono l'apertura o la chiusura dell'amministrazione, assimilabili, per loro natura, alle sentenze emesse in materia di interdizione ed inabilitazione, mentre tale facoltà non si estende ai provvedimenti a carattere gestorio.(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 13747 del 23 giugno 2011)
10Cass. civ. n. 23743/2007
Il procedimento di nomina e regolamentazione dell'amministrazione di sostegno delineato dagli artt. da 404 a 413 c.c. e dall'art. 720 bis c.p.c., a seguito della legge 9 gennaio 2004, n. 6, è dotato di una sua autonomia e peculiarità, che esclude l'applicazione in via di interpretazione estensiva di norme diverse da quelle espressamente richiamate. Pertanto, nel caso di residenza dell'amministratore diversa da quella del beneficiato, non è applicabile l'art. 343, comma 2, c.c., che consente il trasferimento della tutela del minore nel circondario dove il tutore ha il proprio domicilio, in quanto non specificamente richiamato dalle norme sull'amministrazione di sostegno.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23743 del 16 novembre 2007)
11Cass. civ. n. 25366/2006
Il procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno, il quale si distingue, per natura, struttura e funzione, dalle procedure di interdizione e di inabilitazione, non richiede il ministero del difensore nelle ipotesi, da ritenere corrispondenti al modello legale tipico, in cui l'emanando provvedimento debba limitarsi ad individuare specificamente i singoli atti, o categorie di atti, in relazione ai quali si richiede l'intervento dell'amministratore; necessita, per contro, detta difesa tecnica ogni qualvolta il decreto che il giudice ritenga di emettere, sia o non corrispondente alla richiesta dell'interessato, incida sui diritti fondamentali della persona, attraverso la previsione di effetti, limitazioni o decadenze analoghi a quelli previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato, per ciò stesso incontrando il limite del rispetto dei principi costituzionali in materia di diritto di difesa e del contraddittorio.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25366 del 29 novembre 2006)